MEGLIO PREVENIRE CHE CURARE…

BY: Staff AZ Services Point

Per la sicurezza sul lavoro è sempre consigliabile fare attenzione ai mezzi in dotazione al personale: la sentenza 12683/15 della Cassazione ha infatti ribadito l’obbligatorietà per il datore di lavoro di verificare la conformità di strumenti e attrezzature da lavoro fornite ai dipendenti.

Nel caso oggetto di contenzioso, un imbianchino incaricato da un’impresa edile di verniciare una parete, dopo essere salito di sua iniziativa su una scala a pioli sprovvista di elementi antisdrucciolo di proprietà dell’impresa, è caduto riportando delle lesioni. Di queste lesioni è stato incolpato il datore di lavoro, non per mancata formazione, ma perché l’attrezzatura in dotazione all’azienda non rispettava le più elementari ed evidenti norme antinfortunistiche. In particolare, il datore di lavoro è stato ritenuto responsabile di avere obbligato l’operaio a lavorare a più di due metri dal suolo in assenza di idonee protezioni da cadute, utilizzando invece una scala di legno a pioli, priva di elementi antisdrucciolo e appoggiata semplicemente ad una parete. Ecco perché la Cassazione ha condannato l’impresa, nonostante l’imprudenza dell’operatore.

Pertanto, che si tratti di un’azienda edile, di un’impresa di pulizie o di manutenzioni, è comunque sempre consigliabile assicurarsi che i mezzi in dotazione al personale siano in regola con le etichettature e le normative in materia di sicurezza.

AZ Services Point è un Facility Management che opera su tutto il territorio nazionale nell’ambito della manutenzione ambientale, avvalendosi di una fitta rete d’imprese specializzate nel settore. Ecco perché tutti gli interventi che vengono effettuati sono rigorosamente garantiti dalla previa raccolta e verifica della documentazione necessaria per la Sicurezza sul Lavoro e la Responsabilità Solidale, controllo fondamentale per non incorrere in sanzioni penali, amministrative e civili.

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La storia di Lennart Lajboshitz, fondatore di Tiger, uno dei nostri clienti

BY: Staff AZ Services Point

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A 20 anni vendeva ombrelli usati nei mercatini a Copenhagen. A 36 ha fondato il suo primo negozio. Due anni fa Lennart Lajboshitz, 56 anni, ha venduto il 70% di Tiger a un gruppo di private equity, ma ancora guida l’azienda. Il mio segreto? «Osservo, viaggio, guardo i giovani: così posso innovare»

56 anni, danese, è il fondatore della catena di negozi Tiger: oggetti divertenti per gli usi più disparati. In 20 anni ha costruito un impero con più di 500 negozi in 27 Paesi. Si è fatto da solo, senza aver frequentato né università né business school, senza alcuna formazione in gestione o finanza. La sua scuola è stata la strada e l’esperienza che ha accumulato nella vita. «Il periodo più formativo della mia vita è stata la mia infanzia» ha raccontato. «Quando ero piccolo, ciò che si insegnava ai bambini in Danimarca era di avere fiducia in se stessi. In famiglia la sera ci sedevamo intorno a un tavolo per parlare del mondo: i miei genitori mi incoraggiavano a fare domande e a prendere seriamente i miei punti di vista».

Lascia la scuola per conoscere il mondo. Figlio di un ebreo polacco che vendeva asparagi al mercato e di una maestra d’asilo svedese, Lennart (così lo chiamano tutti) è nato e cresciuto a Copenhagen nel periodo in cui la Danimarca stava gettando le basi della moderna socialdemocrazia. A 16 anni lascia la scuola e incomincia a viaggiare, finanziandosi con qualsiasi cosa: vende fumetti, fa il fotografo, allena una squadra di ping pong. A 20 anni incontra la sua futura moglie, Suz. Per due mesi, zaino in spalla, continuano a girare insieme, poi ritornano in Danimarca. Qui iniziano a guadagnarsi da vivere riparando ombrelli rotti e vendendoli al mercatino delle pulci. «Il mercatino è stato un’esperienza molto importante, perché mi ha fatto immergere nella realtà».

L’idea del prezzo fisso nasce per caso. Quando nasce il primo figlio, Lennart e Suz aprono un negozio per vendere articoli a prezzo scontato. Lo chiamano Zebra. Poi aprono un pop up store. Un giorno vanno in vacanza e affidano questo secondo negozio alla fidanzata del fratello di Lennart, che li chiama disperata perché non riesce a trovare i prezzi delle cose. Lennart le suggerisce di prezzarle tutte a 10 corone (l’equivalente di un euro), che in slang danese si dice tier. Da qui nasce l’idea del nome Tiger, il cui suono ricorda appunto quello di “10 corone”. È il 1995.

Il Tiger touch. Se la prima idea di Tiger è stata quella di acquistare oggetti dai fornitori e rivenderli a 10 corone così com’erano, dopo qualche tempo a Lennart viene un’altra idea: trasformare quei prodotti in maniera originale e creare un brand e trasformarli in maniera originale. Per esempio disegnare dei baffi su una tazza bianca o rivestire una normale calcolatrice con un piede di gomma. «Il successo è stato immediato» ha dichiarato Lennart. «I margini di profitto sono aumentati d’un colpo del 50%». Si chiama Tiger touch. «Quello che sappiamo fare meglio è prendere un oggetto funzionale e trasformarlo in uno emozionale». È così che Lennart e Suz aprono un secondo negozio, poi un altro e un altro ancora… in tre anni sono 40 i negozi in Danimarca.

«La gente pensa troppo a quello che può andare male. Se su 10 cose che si fanno, 8 non hanno successo, non è contenta. Invece io sono contento se 2 sono andate bene. Il resto è esperienza».

Oggetti divertenti e a buon mercato. «Gli articoli che vengono acquistati (più della metà da fornitori cinesi, un terzo danesi, ndr) sono scelti dal nostro buying team in collaborazione con i designer, che dovranno poi modificarli» dice Tina Schwartz, direttore marketing di Tiger. «Ogni settimana introduciamo 300 nuovi prodotti, lavoriamo a un ritmo molto veloce grazie a un’organizzazione piatta e informale».

Sono un antropologo, non un businessman. Lennart, cestino al braccio, visita spesso i negozi Tiger. «Non voglio stare in ufficio. Devo vedere i prodotti, capire come sono valutati dai clienti» ha spiegato alla Cnn. Monitora continuamente i cambiamenti nei desideri del consumatore, per adattare i prodotti di conseguenza. «Non mi considero un businessman, ma un antropologo» continua. «Ascolto molto i miei figli che hanno tra i 18 e i 29 anni, ascolto la gente, viaggio molto. Devo capire quello che succede perché so che devo cambiare ogni giorno. Solo così posso innovare».

Non più Ceo, ma direttore creativo. Nel 2012 Lennart ha venduto il 70% di Tiger a Eqt, un fondo svedese di private equity, per una cifra (non uffi ciale) di 134 milioni di euro. Non è più Ceo ma direttore creativo, mantiene comunque il timone del business. «Conduco la stessa vita di prima. Mangio le stesse cose, mia moglie si sente in colpa quando prende un taxi. In Danimarca lo status sociale non dipende dalla ricchezza. Se mi guardo indietro, mi rendo conto che ciò che ha significato di più per me sono mia moglie e i miei figli. Spero succeda anche ai miei clienti. Con i miei prodotti cerco di fare in modo che la gente si incontri, mangi insieme e magari faccia dei bambini…».

http://millionaire.it/come-da-zero-fondo-una-catena-con-500-negozi-al-mondo-la-storia-di-tiger/

 

LA CARTA SI RICICLA DIRETTAMENTE IN UFFICIO

BY: Staff AZ Services Point

Dal riciclo dei materiali, si sa, dipende il futuro del nostro pianeta. È indispensabile infatti cercare di differenziare quanti più rifiuti possibile per poter provvedere al loro riutilizzo, tanto a casa quanto in ufficio. Ed è proprio negli uffici che si produce una grandissima quantità di carta di scarto che spesso viene gettata nei cestini andando così irrimediabilmente distrutta.

Ma non tutti sanno che anche riciclare la carta comporta un notevole impatto ambientale; infatti di solito la produzione di carta riciclata prevede il trasporto dei fogli utilizzati a un primo centro, dove vengono smistati e in seguito inviati verso lo stabilimento che lavora la carta per creare nuovi fogli. Le risme di carta riciclata sono poi consegnate ad altre aziende che a loro volta le rivendono agli uffici. Il ciclo della carta richiede quindi il trasporto di tonnellate di materiale ogni giorno, quasi sempre tramite camion che con le loro emissioni contribuiscono all’inquinamento atmosferico.

Inoltre, il procedimento più comune utilizzato per il riciclo della carta prevede l’utilizzo di un bicchiere d’acqua per ogni foglio da riciclare, con un dispendio idrico enorme.

Ma allora perché non provare a riciclare la carta direttamente in ufficio? È questa l’dea di una nota multinazionale giapponese che sta per lanciare sul mercato un ingegnoso macchinario da ufficio in grado di riciclare la carta sul posto e completamente a secco.

Il procedimento è semplice: i fogli inseriti nella macchina mangia carta vengono polverizzati fino a trasformarsi in un materiale fibroso simile al cotone; le fibre vengono poi compattate per mezzo di un legante, pressate e compattate per creare i nuovi fogli. Prima di avviare il processo, si potranno anche impostare dimensioni e spessore della risma desiderata e in una giornata di lavoro la macchina restituirà circa 6720 fogli nuovi di zecca. Sarà anche possibile stampare carta colorata e profumata, adatta a brochure e biglietti di auguri aziendali.

Grazie a questa macchina non più grande di una grossa fotocopiatrice, gli stessi dipendenti a fine giornata potranno inserire la carta straccia nella compostiera e dare il via al processo di riciclo, aumentando notevolmente il livello di sostenibilità dell’azienda, che in tal modo ridurrà anche i costi di acquisto della carta sfruttando proprio quella che ha già utilizzato.

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ERGONOMIA FA RIMA CON SCRIVANIA

BY: Staff AZ Services Point

Chi lavora quotidianamente alla scrivania sa quanto sia importante avere una sedia ergonomica che ci consenta di mantenere la posizione lavorativa per parecchie ore senza che il corpo risenta dell’immobilità forzata.

Da qualche tempo però sta decisamente prendendo piede anche la scrivania regolabile a seconda delle necessità dell’utente, al fine di poter disporre di una postazione di lavoro totalmente ergonomica.

Ma perché usare una scrivania regolabile? Non solo per poterla facilmente adattare a persone di bassa o alta statura quando la scrivania viene condivisa in desk sharing, ovvero nelle postazioni di lavoro in condivisione, ma soprattutto perché ultimamente si sta diffondendo anche in Italia una maggiore attenzione verso il benessere dei dipendenti ed è opinione comune che alternare postura eretta e postura seduta sia più salutare.

Sono infatti sempre più numerosi i dipendenti che scelgono di lavorare alla scrivania indifferentemente in piedi o seduti, per una dinamicità posturale che procura comprovati vantaggi sia a livello fisico che psicologico. Vantaggi che non riguarderanno solo i dipendenti, ma si ripercuoteranno su tutta l’azienda poiché, come confermato da recenti studi medici, il benessere dei dipendenti ha un impatto positivo anche sulla produttività delle aziende.

scrivania regolabile

AZ è equosolidale

BY: Staff AZ Services Point

Chi conosce AZ sa che già da qualche anno ha scelto di affidarsi ad Altromercato Solidale Italiano per tutti i suoi regali aziendali.

Solidale italiano è il marchio identificativo del cibo etico coltivato e prodotto in Italia. Sostiene il lavoro dei contadini e degli artigiani nazionali che aderiscono ai valori del commercio equo e solidale. Per potersi fregiare di questo marchio, i prodotti devono provenire da economie carcerarie o da agricoltura sostenibile e devono applicare i criteri previsti dal progetto.

AZ ha scelto Solidale Italiano con l’obiettivo di valorizzare i prodotti realizzati in Italia da cooperative sociali, organizzazioni, consorzi e produttori che operano nel rispetto dei valori e dei principi del Commercio Equo e Solidale.

I prodotti da agricoltura solidale e sostenibile crescono infatti su terreni liberi dalla mafia, dallo sfruttamento e dal caporalato. E sono prodotti d’eccellenza, capaci di offrire una produzione di alta qualità  insieme al valore aggiunto della lotta, della libertà e del rispetto di chi coltiva la terra.

I prodotti da economia carceraria invece uniscono la cura per le materie prime e per la lavorazione a un’attenzione particolare  verso il percorso personale di chi crea questi prodotti. Le realtà che aderiscono al progetto di economia carceraria operano all’interno dei luoghi di reclusione in Italia e offrono, attraverso una formazione e un lavoro qualificato e retribuito, una possibilità di riscatto a chi li realizza.

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terza giornata del lavoro agile

BY: Staff AZ Services Point

Anche quest’anno AZ aderisce alla terza Giornata del Lavoro Agile indetta dal Comune di Milano per il 18 febbraio 2016.

Le edizioni 2014 e 2015 hanno dimostrato che i dipendenti delle circa 150 tra aziende ed enti aderenti hanno potuto risparmiare circa 2 ore in un giorno, sottratte agli spostamenti e utilizzate per sé, per la propria famiglia e per il tempo libero. Inoltre, sono stati evitati circa 150.000 km nel 2014 e circa 170.000 km nel 2015 percorsi con mezzi privati a motore. Vantaggi per l’ambiente e maggior tempo per sé sono evidenti, oltre al miglioramento della competitività delle imprese; tanto che è in discussione al Parlamento italiano una proposta di legge sul lavoro agile.

Migliore qualità di vita, più produttività e meno inquinamento sono quindi gli obiettivi anche di AZ, esempio di come anche le piccole imprese possano contribuire alla causa ambientale e soprattutto aprirsi a nuove modalità lavorative.

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Responsabilità decennale per chi effettua lavori di manutenzione

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Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha stabilito che le imprese che effettuano lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sono responsabili per dieci anni degli eventuali difetti, tanto quanto le imprese di costruzione: l’impresa che effettua lavori di modifica di un immobile preesistente ha dunque le stesse responsabilità del suo costruttore.

L’articolo 1669 del Codice Civile prevede infatti che il soggetto che ha realizzato l’opera è responsabile per dieci anni dal compimento nei confronti del committente per gli eventuali difetti di costruzione o per gli eventuali danni causati. La Corte di Cassazione ha precisato che il termine “compimento” non si riferisce solo all’intero edificio, ma anche alla singola opera realizzata successivamente. Allo stesso modo, per “costruzione” non si intende solo la realizzazione ex novo di un immobile, ma anche qualunque intervento successivo.

Ecco perché da oggi anche chi effettua lavori di manutenzione o riparazione sarà responsabile per dieci anni nei confronti del committente per eventuali difetti che compromettano la funzionalità di una parte o di tutto l’edificio e se per rimuoverli siano necessari ulteriori lavori di manutenzione.

Maggiore tutela quindi per il committente, ma per evitare spiacevoli sorprese è sempre meglio affidarsi a imprese certificate quando si tratta di effettuare lavori di manutenzione!

Automation

 

Quale sarà il futuro delle aziende italiane?

BY: Staff AZ Services Point

Una nuova generazione di consumatori, ma anche di lavoratori, questo il quadro che si è delineato al 16° Facility Management Day al quale ha preso parte anche AZ Services Point.

Il Convegno ha drasticamente evidenziato come la realtà produttiva italiana risulti oggi viaggiare a due velocità, divisa tra aziende pronte a cogliere i mutamenti sociali ed economici in atto ed altre, purtroppo la maggioranza, ancora legate a modelli di gestione e stili di lavoro tradizionali. Modelli e stili che però vacillano sempre più man mano che vengono a contatto con la nuova generazione di consumatori e di lavoratori.

È ormai evidente infatti che i giovani lavoratori di oggi rendono al meglio in aziende dotate di pochissimi gradini gerarchici, dove il lavoro è visto come un’attività collaborativa e senza un rigido controllo da parte dei superiori. Il progressivo ricambio generazionale forzerà quindi le aziende ad adattarsi a questo modello, più consono a produrre con tempi e modi adatti a rispondere anche alle richieste dei nuovi consumatori.

Ecco dunque quale sarà la sfida che dovranno affrontare le aziende per mantenersi competitive, oltre ovviamente al continuo e inevitabile aggiornamento tecnologico, per evitare che gli stessi lavoratori si trovino a dover lavorare con strumenti e apparecchiature meno funzionali di quelli di cui dispongono a casa.

E allora come sarà l’ufficio del prossimo futuro?

Sarà sicuramente un ufficio ipertecnologico, con strumenti e spazi in grado di facilitare al massimo la comunicazione e la collaborazione tra i dipendenti. E sarà certamente uno spazio flessibile, che funzionerà non secondo rigidi orari imposti arbitrariamente, ma adattandosi ai ritmi e alle esigenze di ogni persona.

Le aziende che incominceranno fin d’oggi ad adattarsi alla nuova realtà avranno vinto la sfida del futuro!

futuro azienda

Advanced Facility Management: conoscere per gestire

BY: Staff AZ Services Point

Attestato partecipazione Paola Martorana Advanced Facility Management 22.10.15

Noi di AZ non ci limitiamo alle sole conoscenze necessarie per gestire in modo ottimale i servizi all’edificio, allo spazio e alle persone, ma acquisiamo quotidianamente nuove competenze sempre più specialistiche, anche attraverso il supporto delle tecnologie più recenti.

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